Camera di commercio italo libica
itar

Primo forum economico Italia-Libia - Agrigento - 8 luglio 2017

Si è concluso ad Agrigento il Primo Forum economico ITALIA-Libia, voluto fortemente dal Ministro degli Esteri Angelini Alfano. È stata una giornata importante per riannodare gli aspetti economici tra i due Paesi; si è trattato dalle esigenze immediate ad interventi strutturali, dalla costruzione di sinergie tra imprese italiane e libiche alla oramai annosa questione dei crisi pregressi (anni ‘90 e 2011). La giornata si è articolata in quattro panel che hanno visto vertici politici libici di vari settori (energia elettrica, oil&gas, reti, infrastrutture e aspetti finanziari) a confronto con le imprese italiane e le loro rappresentanze.

GianFranco Damiano, presidente della Camera di commercio Italo libica, oltre a sottolineare il ruolo strategico delle nostre imprese nella fase di ricostruzione del Paese, con funzione anche di stabilizzazione sociale, ha rilanciato il tema dei crediti. È difficile che questi possano essere saldati nell’immediato dai libici; le condizioni attuali non lo permettono ancora. La capacità finanziaria attuale della Libia è impegnata e resta comunque insufficiente per le esigenze primarie del Paese. È ragionevole quindi evidenziare che sino a quando la Libia non supererà 1,2/1,5 milioni di barili, non ci saranno risorse per i nostri crediti, nonostante la dichiarata disponibilità al rispetto degli accordi raggiunti; a questo punto Damiano ha indicato un percorso alternativo.

È necessario in primis il coinvolgimento della Banca Centrale Libica (LBC), attraverso la costituzione di un team che riaggiorni quanto già sottoscritto nel 2013, accordo che va consolidato e dove necessario verificato e chiarito, considerato che tra i libici insorgono sempre dei dubbi. Il team LBC e il gruppo di lavoro creato allora nel 2012 al MAE, possono così definire la consistenza e la sussistenza reale dei crediti. 

Al governo italiano Damiano ha richiesto l’apertura di un tavolo di crisi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per alleviare il “disagio” del centinaio di imprese creditrici per circa 900 milioni di euro, con circa 2.500 dipendenti ed un indotto di 12.000 addetti. Si tratta di un comparto che, se ben utilizzato, può supportare strategicamente l’ingresso di nuove imprese in Libia. Damiano ha ricordato che sono sul tavolo ancora i crediti degli anni ‘90, quando allora c’erano condizioni migliori, e allora il “sistema paese” si è dimostrato incapace di essere al fianco delle imprese: speriamo che oggi non si rinnovi questa sciagura.

Le aziende italiane vogliono rientrare appena possibile in Libia a terminare commesse, a concretizzare offerte, a trasferire know how, a essere partner concreti nella ricostruzione e nell’elaborazione di un disegno futuro fatto di stabilità e di benessere. Il turismo, l’ambiente, la ricerca, la pesca, l’agricoltura, il restauro, la formazione,… sono ambiti nei quali noi mettiamo a disposizione un patrimonio straordinario. Non si tratta soltanto di grandi affari, si tratta della stabilizzazione di un paese più che amico. Tutto ciò non può essere reso possibile se il nostro “sistema paese” non mette in atto provvedimenti e aiuti finanziari che possano alleviare il forte disagio finanziario delle aziende italiane, frutto del danno causato da altri competitors internazionali.Se ciò non succede rischiamo seriamente di perdere definitivamente il nostro vantaggio competitivo di relazioni e di conoscenze a favore di altri paesi stranieri.

Fidiamo fortemente nella volontà e nell’impegno fattivo, già dimostrato, del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano - e del suo staff - che ha da sempre compreso il potenziale e il significato della partecipazione delle nostre imprese, per la pacificazione e la ricostruzione in Libia, per la stabilità dell’area mediterranea e a supporto dell’economia italiana.